
fotografia di Sabrina Ragucci. Cortesforza, 2009. Tratta dal lavoro Cortesforza, ispirato al libro L’ubicazione del bene di Giorgio Falco.
Maestro
Agosto 18, 2009

Milano, 1992. Fotografia di Sabrina Ragucci
Per alcuni anni ho frequentato la stamperia di Giorgio Upiglio.
Alle cinque del pomeriggio Giorgio si sedeva al grande tavolo della stamperia, si guardavano le stampe definitive, si aspettava la sua opinione sul lavoro, soprattutto le cinque era l’ora del whisky di Giorgio e dopo un’intera giornata in silenzio era il momento della conversazione con il maestro.
for John Gossage
Agosto 7, 2009
Tredici – modi per perdere una rivista
Giugno 28, 2009
Around Photography chiude. Saluti qui
Caro Roberto,
a volte ho faticato a trovare Around Photography e, vinta dalla pigrizia, non l’ho cercata abbastanza. L’unico posto dove sapevo per certo di trovare Around Photography era in una libreria di fotografia abbastanza fornita che si trova proprio al lato opposto di dove abito. Qualche volta me l’hai spedita. Avrei dovuto abbonarmi, ma quando mi sono resa conto che l’abbonamento era la soluzione, e avevo finalmente superato la paglianaresca inerzia della carne, tu mi hai scritto una mail gentile per dirmi che la rivista chiudeva.
Ho ricevuto allora il tuo regalo, la penultima uscita di Around Photography.
Avevo deciso di abbonarmi quando era ormai troppo tardi, finalmente risoluta e illuminata dalla possibilità di non perdere più neanche un numero, dopo che Guido Guidi mi aveva letto al telefono una risposta di Enzo Cucchi a una tua domanda: “I critici non capiscono niente, promuovono semplicemente quello che va di moda. I veri artisti percepiscono ciò che di buono c’è nell’aria e lo formalizzano. L’artista ti piaccia o no, quando c’è porta un enorme contributo, con o senza la critica. Anzi la critica serve solo a far confusione e a promuovere artisti di secondo piano. Pensa che viviamo nel secolo in cui l’arte va di moda, ma ti sembra una cosa normale? Ma pensi davvero che l’arte sia per tutti? Insomma il contributo enorme di cui ti parlo lo capiscono in realtà solo gli artisti, il resto è costume, curiosità, decorazione. E’ chiaro che ci possono anche essere mestieranti famosissimi perché i loro lavori sono molto riconoscibili, non c’è niente di male intendiamoci, ma che c’entrano con l’arte? E’ così da sempre, basti pensare a Piero della Francesca che per tre secoli è stato considerato un pittore minore finché non è arrivato Longhi.”
In quello stesso numero, ci sono le bellissime fotografie di Cesare Ballardini (Cesare è anche tra gli organizzatori di Traversate del deserto citato da Paolo Costantini in Dialectical Landscapes). Le fotografie di Cesare e l’intervista sono state il vero motivo del tuo regalo. Una delle poche occasioni in cui Cesare ha avuto modo di parlare del suo lavoro e sono felice di potere conservare la rivista numero tredici anche per questo. Ecco, il lavoro di Cesare come nella tesi di Enzo Cucchi è stato capito e di conseguenza amato soprattutto da alcuni fotografi.
Antonello Frongia, nel numero 13 della rivista, ha curato una bella intervista a Michael Schmidt. E il suo pezzo inizia così: “La Fotografia è morta: lunga vita alla Fotografia!”, scriveva Michael Schmidt nel 1989 in una lettera a Lewis Baltz. E coerentemente, pochi anni dopo: “Ci ho messo parecchio a riconoscere che la fotografia esiste autonomamente rispetto alla verità. (…) E’ per questo che oggi posso affermare che lo scopo per me è la fotografia, non la realtà.” E questa era proprio la penultima cosa che volevo dirti, l’ultima cosa invece è “Io non posso volare, ma posso fare esperimenti” (William Eggleston).
Grazie. Sabrina
Festival internazionale di Roma FotoGrafia
Maggio 27, 2009

fotografia di Sabrina Ragucci. Milano, 2006. Tratta dal lavoro Estate.
Un ribaltamento di prospettiva, rispetto a uno sguardo
spesso catturato da un flusso continuo di informazioni visive
e dall’imposizione chiassosa della presenza delle cose.
La dimensione di questa intimità percettiva si basa su visioni da
cercare, che giocano sulla loro discreta individualità, e che risalgono
il piacere dell’attenzione ai dettagli, dell’analisi dei singoli elementi
che compongono le immagini. Una dimensione che si basa sulla gioia
di una conoscenza che trova il suo campo di azione nella possibilità di
riappropriarsi delle proprie percezioni e di scoprire emozioni fatte di
equilibri semplici e sottili.
In una mostra che è una possibile mappatura di un modo di essere,
vogliamo ricreare quello spazio di sospensione dove possa abitare
una capacità di stupirsi lontana da emozioni d’impatto, come
un’immersione o un’indagine al microscopio, in cui più ci si avvicina e
più il contesto permette alle cose di svelarsi.
Un luogo dove scoprire prima ancora che mostrare, conoscere ciò
che più spesso passa inosservato, qualcosa di prezioso, non sempre
appariscente, contenuto, che ha bisogno di attenzione, ed è spesso
fatto di piccole cose.
Partecipa alla mostra tra gli altri Sabrina Ragucci con una serie di cinque fotografie dal titolo Estate.
Tutti i nomi on-line.
PER INFO E UFFICIO STAMPA:
VIA FIVIZZANO 27,
VIA DEL PIGNETO 91 °CHICCEN °19, TUBA °VIA ASCOLI PICENO 3 °HOBO ART CLUB
ROMA °DAL 4 AL 28 GIUGNO 2009, DALLE 18 ALLE 22
INAUGURAZIONE 4 GIUGNO DALLE 20
D I M E N S I O N E M A S S I M A 1 0 x 1 2 C M
WWW.TRETERZI.ORG °WWW.CAMERAOSCURA.ORG °
A CURA DI CAMERAOSCURA E 3/3
L’ubicazione del bene
Maggio 19, 2009

Giorgio Falco, Venezia 1996. Fotografia di Sabrina Ragucci (inedito)
L’ubicazione del bene di Giorgio Falco
Presentazione del libro: Lezioni di Paesaggio
Aprile 24, 2009

martedì 28 aprile 2009 ore 18.00
Mondadori multicenter, libreria ElectaKoenig
Piazza Duomo 1, Milano
Presentazione del libro
LEZIONI DI PAESAGGIO
di Emanuele Piccardo (Plug_in)
intervengono
Giorgio Falco, scrittore
Emilio Fantin, artista
Emanuele Piccardo, architetto, curatore archphoto.it
Sabrina Ragucci, fotografa
Lugo Land 2009
Febbraio 14, 2009

fotografia di Sabrina Ragucci. Tratta dal lavoro Lugoland 2009
Lugo Land 2009
Un anno fa ho proposto a undici fotografi che ho avuto modo di conoscere durante il mio percorso professionale di prendere parte a un progetto di fotografia. Alcuni di loro hanno ottenuto riconscimenti internazionali, vinto premi importanti, in alcuni casi sono autori di libri che hanno segnato la storia della fotografia. Per questo progetto hanno accettato di confrontarsi con fotografi più giovani e di farlo su uno stesso luogo: Lugo. Quello che ne è risultato sono sessanta fotografie, in forma di cartolina, che ci raccontano ciò che della città hanno visto, ciò che hanno scoperto. Che, ad esempio, al centro sociale Il Tondo, dove gli anziani si ritrovano per il solito marafone (*), tutte le domeniche una comunità di africani proveniente da varie parti d’Italia si ritrova per celebrare la Messa della Chiesa di Zion; che una ditta si è trasferita in via Puccini e che via Don Minzoni è la via più bella di Lugo; che piazza Garibaldi di notte può sembrare un giardino Zen; che, nella Bibbia, un’antica normativa vieta l’utilizzo di qualsiasi immagine; che nel quartiere di Madonna delle Stuoie il mondo sta cambiando; che a Lugo il sole può essere così accecante da diventare nero, ma la nebbia può farti perdere completamente il senso dell’orientamento; che all’Aero Club gli spettatori che guardano le esibizioni aeree sono identici alla statua di Baracca, nel centro storico della città, il quale, se osservato dall’alto, per una strana coincidenza ha la forma di un aeroplano.
Che Lugo, in passato, era una foresta magica che qualcuno è riuscito a fotografare, nonostante un problema all’otturatore.
Luca Nostri
I fotografi sono: Tim Davis, Marco Delogu, Guido Guidi, Cesare Fabbri, Marcello Galvani, Graciela Iturbide, Giuliano Matteucci, Luca Nostri, Sabrina Ragucci, Xavier Ribas, Lorenzo Tugnoli, Giovanni Zaffagnini
Sabato 14 febbraio 2009
Inaugurazione
Ore 17.00
Hotel Ala d’Oro
Corso Matteotti 56, Lugo (Ra)
Incontro con gli autori e
presentazione del libro Lugo Land
Special guest David Farrell
Il fotografo irlandese presenterà
il documentario Elusive Moments
di Donald Taylor Black
Ore 18.30
Pescherie della Rocca
Piazza Garibaldi 1, Lugo (Ra)
La mostra rimarrà aperta
dal 15 febbraio all’ 8 marzo 2009
dal martedi al sabato: 15.30 – 18.30
domenica: 10 – 12 / 15.30 – 18.30
Comune di Lugo
Assessorato alla Cultura
Ritratti 04-08, invito mostra e conferenza a Lugo (RA)
Settembre 14, 2008
fotografia di Sabrina Ragucci. Rubiera, 2005. Tratta dal lavoro Ritratti
Ritratti 04-08 di Sabrina Ragucci
Mito dalle origini antiche, il ritratto è celebrato dai poeti del nostro Rinascimento come l’arte divina che rende presente e vicino ciò che è lontano, imago sostitutiva dell’oggetto del desiderio nonché di un luogo in cui ritornare dal futuro. Si porta dietro l’inquietudine e la paura che c’è in ogni domanda. Il ritratto ci indica la via dell’attenzione, parte dalla realtà e vi ritorna compiendo un viaggio misterioso nella dimensione delle persone evocate, passando dall’una all’altra.
Per Sabrina Ragucci è l’inquietudine che racchiude in sé sempre una domanda, le persone incontrate sono là nel punto preciso in cui la tragica alternativa tra caso e destino si ripropone. Come le teste parlanti del 1980 di Kieslowski, dai bambini via via fino ai vecchi, uno per ogni anno di età: a ogni testa parlante viene chiesto quando è nata, cosa desidera di più.
Tra i principi fondanti delle immagini di Sabrina Ragucci, c’è una sintesi prospettica di luce, forma e colore da cui scaturiscono l’armonia e il ritmo unitario delle sue composizioni dove è possibile intravedere la lezione di Antonello da Messina e Vermeer.
Un lavoro, questo dei ritratti, che racchiude l’idea di progetto-opera. L’intenzione che un’immagine ne determini un’altra, nel tempo diventa biografia oggettiva, del ritratto e dell’artista. La fotografia, mezzo delle contraddizioni formidabili, diceva Edward Steichen, è al contempo facile e di una difficoltà quasi impossibile. I fotografi si appropriano di una realtà disponibile solo in apparenza, disponibile nell’apparenza di una realtà recalcitrante, ostile come la superficie delle parole, dove il visivo tiranneggia il visibile.
In un’altra dimensione il lavoro di Sabrina Ragucci contiene la drammatizzazione del luogo abitabile, un’archeologia dello spazio, un metodo di deduzione per riscoprire, svelare, -nel caso specifico dei ritratti – riportare alla luce del presente l’avvenuto incontro, affinché il familiare diventi misterioso e viceversa.
Siamo di fronte a una cura ossessiva dei dettagli, geroglifici che impongono una lettura attenta per essere decifrati: frammenti di uno spazio, di uno sguardo consapevole entro il quale possiamo leggere il nostro tempo, il tempo.
“Le stagioni sono cambiate e la luce e il tempo e l’ora ma è lo stesso paese e incomincio a riconoscere la mappa.” (Dag Hammarskjold)
Inaugurazione domenica 14 settembre 2008 ore 18.00
Ala d’Oro
corso Matteotti, 56 Lugo (RA)
Interverranno Giorgio Falco, Guido Guidi, Giulio Mozzi
La mostra rimarrà aperta dal 14 settembre al 12 ottobre 2008
Lezioni di paesaggio a Savignone
Maggio 6, 2008
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Lezioni di paesaggio è un evento che prevede una serie di incontri, happening, mostre e installazioni temporanee: l’obiettivo è diffondere e stimolare una cultura condivisa a partire dalla declinazione e dalla definizione del termine paesaggio nella convinzione che solo conoscendo adeguatamente quest’ultimo è possibile instaurare una nuova e diversa relazione con esso
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| vernissage: 3 maggio 2008. ore 10 | |
| curatori: Emanuele Piccardo | |
| autori: Guido Affini, Mariano Andreani, Cesare Ballardini, Fabrizio Basso, Francesco Cicconi, Silvia Cini, Andrea Dapueto, Anna Rita Emili, Cesare Fabbri, Emilio Fantin, Vittore Fossati, Marcello Galvani, Guido Guidi, Ugo La Pietra, Land-I, Alessandro Lanzetta, Andrea Panzironi, Andrea Pertoldeo, Emanuele Piccardo, Pietro Luigi Piccardo, Sabrina Ragucci, Andrea Repetto, Luisa Siotto, zerozoone | |
| telefono evento: +39 0109643822 | |
| genere: fotografia, arte contemporanea, altro, collettiva | |
| email: info@archphoto.it | |
| web: www.plugin-lab.it |
L’iniziativa Lezioni di paesaggio è organizzata nell’ambito del progetto di riqualificazione architettonica e culturale della Colonia in “Cantiere Sperimentale di Cultura Contemporanea”, ideato dall’associazione culturale plug_in – laboratorio di architettura e arti multimediali in collaborazione e con il sostegno dell’amministrazione comunale di Savignone, proprietaria dell’immobile. Il progetto mira a far diventare la Colonia di Renesso un luogo della cultura contemporanea, attraverso la promozione di iniziative che facciano interagire il futuro Cantiere Sperimentale con altre istituzioni culturali italiane ed europee, senza trascurare tuttavia il rapporto (permanente) con la comunità locale di riferimento.
Lezioni di paesaggio rappresenta il primo evento realizzato in questa prospettiva.
Gli incontri di Lezioni di paesaggio si terranno ogni week-end, a partire dal 3 maggio 2008, e saranno suddivisi per sottotemi: Progettare il paesaggio | Definire il paesaggio | La cultura del paesaggio | Il cinema e il paesaggio | La fotografia e il paesaggio | L’arte contemporanea e il paesaggio.
Il programma aggiornato sarà disponibile su www.archphoto.it
Lezioni di Paesaggio è un Event Off Congress Calendar del XXXIII UIA World CongressTorino
Luogo Eventuale 04-07. Personale di Sabrina Ragucci
Gennaio 25, 2008
34 fotografie di Sabrina Ragucci
Presso lo Spazio Espositivo in Corso Vittorio Veneto 27,
Massa Lombarda (Ravenna).
Intervengono: Giorgio Falco, Marcello Galvani, Guido Guidi, Sabrina Ragucci, Giovanni Zaffagnini.
Il titolo di questo incontro è Sembra Facile. Sembrare del resto è una peculiarità della fotografia. Facile perché l’accessibilità del mezzo fotografico pare ormai riconosciuta ma dovremmo chiederci se questa democratizzazione sia reale.
Sembra Facile. “Se sei lì, puoi fare delle buone fotografie” (Kyochi Sawada).
Innanzitutto devi uscire di casa (e per quanto mi riguarda, è difficile già solo questo), avere l’attrezzatura necessaria, fotografare e tornare con il raccolto. Ma di questo parleranno molto meglio i fotografi.
Mi interessa la capacità evocativa e narrativa che le buone fotografie riescono a dare.
E ancora: la possibilità dei diversi livelli di lettura.
Prendiamo una fotografia di Garry Winogrand. È tratta da un libro del 1969, “The Animals”, un lavoro sullo zoo di New York. Molti artisti hanno affrontato il proprio bestiario e anche Winogrand ha fotografato spesso gli animali.
Ha fotografato gli animali e le persone ai rodeo di Fort Worth, Texas (tornando per alcuni anni in quella stessa fiera). Ha fotografato lo zoo di New York come milioni di altre persone. Che differenza c’è tra il lavoro di Winogrand e quello di milioni di persone che vanno allo zoo, fotografano gli animali in modo più o meno estemporaneo e magari riescono anche a fare una singola, buona, inconsapevole fotografia?
Innanzitutto l’approccio. Da visitatori o turisti. Arrivano, passano, fotografano, mangiano pop corn e noccioline, parlano con i loro amici, sgridano i figli. Sono lì per passare una domenica, per passare il tempo. Alcuni fotografano gli animali e cercano di catturare l’elemento tragico, buffo, pittoresco, comico, grottesco, per strappare una risata, anche a se stessi, per riaffermare ancora una volta il primato dell’uomo sull’animale rinchiuso nella propria sconfitta, dentro lo zoo che ha da sempre il duplice aspetto di solidarietà e controllo, salvezza e reclusione.
Al tempo stesso, Winogrand è lontanissimo dal lavoro di un fotografo che fa reportage. Si potrebbe dire, con una provocazione paradossale, che Winogrand, a un primo superficiale raffronto, sia più vicino a una fotografo qualsiasi che a un fotografo di reportage. A parte qualche rara eccezione, considero il reportage fotografico (e non solo fotografico) un genere in cerca di scorciatoie, i temi trattati dal reportage sono spesso condivisibili, è difficile non essere d’accordo con i reportage, ma non dovremmo essere qui per avere ragione.
Quasi sempre la fotografia di reportage si limita alla denuncia. Cosa farebbe la fotografia di reportage in uno zoo? Insisterebbe sulla reclusione degli animali, sulla loro sofferenza, oppure accentuerebbe gli aspetti paradossali dello zoo, per cercare sdegno, un sorriso di tenerezza o una risata compiaciuta.
Il fotografo di reportage fa del caos un motivo estetizzante, come se il caos fosse la vetrina di un negozio, tutto ciò che è visibile è esposto, a tal punto che, come la merce, si vede solo ciò che è esposto.
“Il pittore non dipinge su una tela vergine, né lo scrittore su una pagina bianca, ma la pagina o la tela sono già talmente ricoperte di luoghi comuni preesistenti e prestabiliti, che bisogna prima di tutto cancellare, pulire, ridurre, addirittura dilaniare, per far passare una corrente d’aria generata dal caos che ci porta alla visione.” (Deleuze).
Le fotografie di Winogrand invece, come ha scritto giustamente nell’introduzione John Szarkowski, non solo hanno una perfezione grafica, ma soprattutto disciplinano il caos senza romperne lo spirito.
Non c’è solo una perfezione grafica, una maniacale ricerca di forma. C’è l’assimilazione del luogo, così dentro l’artista da esserne parte integrante.
Ecco la foto di un uomo e una donna allo zoo, durante una giornata di sole newyorkese. Parlano appoggiati a una ringhiera, danno le spalle alla gabbia dove, un lupo bianco, cammina lentamente. Una quiete transitoria, certo, e il futuro senso di minaccia non è dato dal lupo. Mi colpisce la lentezza del passo del lupo bianco, la lucentezza del lupo bianco rinchiuso nella gabbia. Le sbarre della gabbia sono evidenziate dalla stampa che lì volge al nero. Chi è in questa fotografia, il lupo? L’uomo cinge la donna ignara che non si accorge dell’abbraccio discreto ma deciso. L’uomo ha appoggiato la mano sulla ringhiera, per adesso. La donna parla con le braccia conserte, l’ombra della donna si proietta su parte della faccia dell’uomo. La faccia dell’uomo è per tre quarti scura e per un quarto bianca, pallida quasi quanto il lupo che cammina lentamente verso il confine delle sbarre.
Oppure, sempre a proposito di animali, il cane nero nella foto di John Gossage: il cane nero fradicio cerca riparo sotto una tettoia che non esiste, davanti a un edificio bianco a un piano, dove c’è un’officina chiusa, e dentro l’officina un’auto parcheggiata. Piove e quasi sentiamo battere le gocce sull’asfalto, abbagliati dal riflesso dell’edificio bianco sul selciato nero del piazzale, la pioggia sul cane, su Gossage che scatta, su noi che guardiamo.
Guardiamo le notti d’estate, una giostra, la ruota racchiusa nella porzione di cielo più scura, mentre sopra sopravvive un po’ di luce, nella foto di Robert Adams, il più letterario dei fotografi americani in vita. Che cosa è il celeberrimo capitolo L’evento tossico aereo di De Lillo in Rumore bianco se non un aggiornamento della ricerca fotografica iniziata mezzo secolo fa da Adams? Quali sono gli effetti dell’inquinamento sulle coste dell’Oregon, sulla risacca del Pacifico ritratto in bianco e nero? Quali sono gli effetti delle piogge acide sulle foreste dell’Ovest? Cosa è rimasto dell’Ovest nel territorio americano?
Una fotografia tratta da “At work” di Lee Friedlander. Un’impiegata americana, in uno di questi open space, dove l’ariosità è una forma di controllo, la sedia vuota.
Nelle fotografie di Sabrina Ragucci trovo molti elementi comuni con la migliore tradizione americana, il suo lavoro è esperienza di un paesaggio italiano visto da vicino, “non idee ma nelle cose” (William Carlos Williams). Oltre alla precisione formale e alle citazioni c’è sempre una visione sociale, pur restando ben distante dai moralismi ideologici o politici. Come nel manico della scopa che spunta appena nel ritratto di una donna quasi anziana che indossa una maglia gialla del colore delle mura domestiche. In quel ritratto c’è tutta la condizione femminile in Italia, ma senza strilli, solo con l’allusione alla tradizione pittorica.
Sembra Facile. Io amo molto i fotografi che si misurano su temi che paiono così facili, scontati, accessibili, però tirano fuori qualcosa d’altro, qualcosa che, all’osservazione iniziale, non esiste.
Un po’ come la fine di un racconto. Deve sorprendermi senza sconvolgermi, deve portarmi laddove non pensavo si potesse arrivare. La fine di un racconto deve essere la fine, certo, ma al tempo stesso la possibilità di una nuova narrazione, una riscrittura continua del territorio.
Mi interessa la possibilità di narrazione che essa stimola, un’immagine che va oltre se stessa, non è un semplice evento e nemmeno una sostanza fuori dal tempo. Voglio una fotografia o una scrittura che sia creazione e distruzione, in un oscillare continuo tra i due stadi di sopravvivenza e resa.
Qualcosa di misterioso per chi guarda o legge, ma anche per il fotografo o lo scrittore stesso, perchè la fotografia possa essere una ricerca e non una rappresentazione, perchè la fotografia come la scrittura sia portatrice del dubbio. Cercare se stessi nell’azione, nella quasi perfezione del gesto che racchiude la fallibilità di ogni atto, ecco, è già un buon punto di partenza.
Questo testo è stato pubblicato su Liberazione il 25 gennaio 2008 e letto in occasione dell’inaugurazione.
Lianzhou International Photo Festival, 2006
Ottobre 23, 2006

fotografia di Sabrina Ragucci. Milano, 2006.
Mois Européen de la Photographie | Regards intérieurs
Auteurs : Qing Jie – Zhou Qing – Sabrina Ragucci – Filippo Romano.
Lianzhou International Photo Festival
Unit 722 Garden Tower
268 Huanshi Dong Lu
510064 Guangzou
Chine
Festival : 2006 Lianzhou International Photo Festival
Between the observer and the observed
Du mardi 05 décembre 2006 au mercredi 20 décembre 2006 Lianzhou International Photo Festival – 510064 Guangzou
Un homme et une femme à Luoyang et à Milan, deux grandes villes dans deux pays très éloignés. La juxtaposition de cultures différentes et de sexes opposés donnera au public la possibilité de voir les ressemblances comme les
différences. Les différences semblent être dues principalement aux individus.
Chaque photographe montrera au moins 20 images sur des particularités de son environnement sélectionnées de façon tout à fait personnelle. Leur approche de leur ville est plus un moyen d’exprimer leurs sentiments, réactions et
émotions envers une réalité extérieure qu’un « reportage » ou l’enregistrement d’un fait particulier. Dans la plupart des cas, les objets, les paysages ou même les gens sont choisis car ils représentent quelque chose de spécifique pour le photographe à un instant donné ; ils évoquent plus qu’ils ne
décrivent, ils peuvent être considérés comme des paysages de l’esprit. Dans une oeuvre, il est très difficile de quantifier la part de subjectivité et de soi-disant objectivité, tellement difficile qu’il est peut être inutile d’essayer de les séparer. De toute façon, le Milan et le Luoyang que nous allons découvrir dans ces images seront très différents de ceux que nous avons l’habitude de voir. 2006 est l’année de l’Italie en Chine ; avec cette exposition de regards croisés nous voulons donner l’opportunité aux artistes des deux pays d’échanger réellement sur une base commune : leur vision
personnelle de leur environnement, fruit d’une sensibilité spécifique qu’ils ont développée durant une année de travail photographique et d’observation d’eux même et du monde qui les entoure.
Monica Dematte



Milano, 1996. Fotografia di Sabrina Ragucci.