Tredici – modi per perdere una rivista
Giugno 28, 2009
Around Photography chiude. Saluti qui
Caro Roberto,
a volte ho faticato a trovare Around Photography e, vinta dalla pigrizia, non l’ho cercata abbastanza. L’unico posto dove sapevo per certo di trovare Around Photography era in una libreria di fotografia abbastanza fornita che si trova proprio al lato opposto di dove abito. Qualche volta me l’hai spedita. Avrei dovuto abbonarmi, ma quando mi sono resa conto che l’abbonamento era la soluzione, e avevo finalmente superato la paglianaresca inerzia della carne, tu mi hai scritto una mail gentile per dirmi che la rivista chiudeva.
Ho ricevuto allora il tuo regalo, la penultima uscita di Around Photography.
Avevo deciso di abbonarmi quando era ormai troppo tardi, finalmente risoluta e illuminata dalla possibilità di non perdere più neanche un numero, dopo che Guido Guidi mi aveva letto al telefono una risposta di Enzo Cucchi a una tua domanda: “I critici non capiscono niente, promuovono semplicemente quello che va di moda. I veri artisti percepiscono ciò che di buono c’è nell’aria e lo formalizzano. L’artista ti piaccia o no, quando c’è porta un enorme contributo, con o senza la critica. Anzi la critica serve solo a far confusione e a promuovere artisti di secondo piano. Pensa che viviamo nel secolo in cui l’arte va di moda, ma ti sembra una cosa normale? Ma pensi davvero che l’arte sia per tutti? Insomma il contributo enorme di cui ti parlo lo capiscono in realtà solo gli artisti, il resto è costume, curiosità, decorazione. E’ chiaro che ci possono anche essere mestieranti famosissimi perché i loro lavori sono molto riconoscibili, non c’è niente di male intendiamoci, ma che c’entrano con l’arte? E’ così da sempre, basti pensare a Piero della Francesca che per tre secoli è stato considerato un pittore minore finché non è arrivato Longhi.”
In quello stesso numero, ci sono le bellissime fotografie di Cesare Ballardini (Cesare è anche tra gli organizzatori di Traversate del deserto citato da Paolo Costantini in Dialectical Landscapes). Le fotografie di Cesare e l’intervista sono state il vero motivo del tuo regalo. Una delle poche occasioni in cui Cesare ha avuto modo di parlare del suo lavoro e sono felice di potere conservare la rivista numero tredici anche per questo. Ecco, il lavoro di Cesare come nella tesi di Enzo Cucchi è stato capito e di conseguenza amato soprattutto da alcuni fotografi.
Antonello Frongia, nel numero 13 della rivista, ha curato una bella intervista a Michael Schmidt. E il suo pezzo inizia così: “La Fotografia è morta: lunga vita alla Fotografia!”, scriveva Michael Schmidt nel 1989 in una lettera a Lewis Baltz. E coerentemente, pochi anni dopo: “Ci ho messo parecchio a riconoscere che la fotografia esiste autonomamente rispetto alla verità. (…) E’ per questo che oggi posso affermare che lo scopo per me è la fotografia, non la realtà.” E questa era proprio la penultima cosa che volevo dirti, l’ultima cosa invece è “Io non posso volare, ma posso fare esperimenti” (William Eggleston).
Grazie. Sabrina