The Collared Dove Sound su Doppiozero

November 3, 2012

The Collared Dove Sound di Sabrina Ragucci e Giorgio Falco
Testi di Sabrina Ragucci e John Gossage e un racconto di Giorgio Falco

The Collared Dove Sound di Sabrina Ragucci

Il titolo di un’opera rivela meglio a se stessi il lavoro mentre si fa. The Mourning Dove Song sarebbe stato un ottimo titolo, forse fin troppo letterario, da romanticismo inglese, tipo Ode to a Nightingale. La mourning dove non è l’usignolo di Keats, è una tortora, ma mourning significa anche lutto. Gli esseri umani sembrano scomparsi nella zona sud di Milano, uno dei posti più inquinati d’Europa; certo, potrebbero essere dietro le tende delle finestre, le finestre spiano noi che li cerchiamo, le case ci osservano. Impigliato tra le immagini, solo una sorta di Virgilio, in un inferno immacolato e silente, o colui che indichiamo essere il protagonista nel quale potersi identificare, come in Film Bianco, di Kieslowski, un colombo colpisce con gli escrementi quello che – in quel momento – diventa la persona che scandisce il tempo. In questo luogo Giorgio Falco ha edificato Cortesforza, l’immaginario suburbio residenziale presente in alcuni dei suoi libri e nel testo di questa pubblicazione.

La mourning dove non è diffusa in Italia, o per lo meno, non lo è nei luoghi in cui ho lavorato. Ho preferito intitolare questo lavoro The Collared Dove Sound.
La tortora dal collare orientale – questo il nome in Italia – si trova in parecchie parti del pianeta. In Italia i primi esemplari sono arrivati nel dopoguerra, ma la diffusione significativa è iniziata dal 1970, soprattutto nei luoghi suburbani periferici – edificati intorno a Milano a partire proprio dal medesimo decennio – in zone non più rurali e nemmeno del tutto urbane. Vive sola o in coppia, quasi mai in gruppo, su alberi, lampioni, tetti di case, travi di legno, capannoni. Ha le piume grigio sabbia, con tonalità caffellatte.
I giovani esemplari hanno un piumaggio uniforme, senza il tipico mezzo collarino nero intorno alla nuca.

Ogni artista dissemina le proprie opere di omaggi, riferimenti ad altri artisti decisivi per la propria formazione. Le tracce sono disseminate anche in questo lavoro. Ma volevo qui ricordare, in modo più significativo, coloro che mi hanno accompagnata. Sono convinta che, senza il suono delle tortore dal collare orientale, non avrei capito con esattezza il confine, il bordo sul quale soffermarmi per lavorare. Quando una tortora dal collare orientale è in volo, pochi istanti prima di posarsi su un ramo o su un’antenna emette un triplice urlo, duro e nasale, interrotto appena la tortora posa le zampe sulla superficie desiderata. Subito dopo inizia il suo canto, è un suono composto da tre sillabe, tu-tùùù-tu. La prima sillaba ha un suono più acuto, la seconda, quella centrale, è più lunga della prima e della terza, l’accento è proprio sulla seconda sillaba. Il suono è una pennellata composta da tre tocchi, seguita da un breve stato di quiete. Mi piace pensare che queste immagini siano un’alternanza, l’oscillazione armoniosa tra movimento e quiete, suono e silenzio. Durante l’ultima fase di The Collared Dove Sound ho ripensato a un testo di Giacinto Scelsi: “Bisogna entrare nel suono (…) nella sua triplice essenza: fisica, psichica, creatrice. Egualmente per i colori (…) Bisogna entrarvi dentro, non guardarli restando fuori (…) È così per ogni cosa, per ogni immagine (…) I suoni esistono affinché non si diventi suoni. Lo siamo già, ma non abbastanza (…) Ma allora perché diventare suoni? Per diventare luce.

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