Inaugurazioni/Exhibitions · Workshops

Red Desert Now!

unnamedLinea di Confine

per la Fotografia Contemporanea

L’Ospitale, Rubiera, Reggio Emilia

Saturday 22 October 2016

Opening 6pm

Red Desert Now! 

30 artists and the heritage of Michelangelo Antonioni

Fabrizio Albertini, Mariano Andreani, Daniele Ansidei, Joachim Brohm, Christoph Brückner, Luca Capuano, Danny Degner / Vera König, Eva Dittrich / Katharina Dubov, Alessandra Dragoni, Johannes Ernst, Marcello Galvani, William Guerrieri, Guido Guidi,  Sophia Kesting, Philip Kurzhals, Dana Lorenz / Jakob Argauer, Allegra Martin, Mako Mizobuchi, Francesco Neri, Andrea Pertoldeo, Sabrina Ragucci/ Giorgio Falco, Alexander Rosenkranz, Valentina Seidel, Franco Vaccari, Anna Voswinckel and Jakob Wierzba

Michelangelo Antonioni is certainly one of the directors most of interest to photographers. With ‘The Red Desert’, 1964, his first colour movie, set in the industrial area of Ravenna, he dealt with themes that were to be of key importance for both American and European photography over the following decades.

The figure of Antonioni, his interest in photography and the influence he had on contemporary visual culture, has been the object of numerous initiatives, including the recent exhibition dedicated to ‘Blow-Up. Antonioni’s classic film and photograhy’, on tour in Europe in 2014 and 2015. A wide-ranging reflection covering American photography of the first half of the 1970s and the cinema of Antonioni, along with that of J. L. Godard, previously consisted in the re-launch and European tour of the renowned exhibition ‘New Topographics’ between 2011 and 2012.

On 22 October, Linea di Confine at the Corte Ospitale in Rubiera, in collaboration with the Hochschule für Grafik und Buchkunst of Leipzig (D) and the Die Photograpische Sammlung / SK Stiftung Kultur  of Cologne (D), presents the work of 30 Italian and German photographers and artists on the themes of the film, offering a comparison which is at the same time artistic and generational.

The presentation of the works, including various videos and audio-visual installations, is the outcome of two years of research during which a group of artists and students from the school in Leipzig stayed in Ravenna, while a group of Italian artists at the Corte Ospitale in Rubiera took part in a series of meetings and encounters on the themes of the film and those artists – both from Italy and other parts of the world – who have been most influenced by the work of the director from Ferrara.

In collaboration with

Die Photographische Sammlung / SK Stiftung Kultur, Cologne (D), Hochschule für Grafik und Buchkunst, Leipzig (D), Osservatorio Fotografico di Ravenna, Comune di Rubiera

23th October – 27th November 2016

L’Ospitale, Rubiera, Reggio Emuilia

http://www.lineadiconfine.org

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News/Presentazioni

Con gli occhi aperti

20 autori per 20 luoghi

Venti fra i migliori narratori e poeti della nostra nuova letteratura hanno raccolto questa sfida. Ognuno di loro inventa, a suo modo, un luogo che ha visto in prima persona: dall’estremamente vicino delle pieghe del litorale laziale all’estremamente lontano – i più tradizionali degli altrove – dell’Africa e dell’America. Perché ogni occhio – ogni autore – altro non è che un mondo nuovo.

Prefazione di Andrea Cortellessa
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News/Presentazioni

Condominio Oltremare a San Biagio della Cima (Im)

Nell’ambito di Itinerari di letteratura, dodicesima edizione 2016, il giorno 4 giugno, alle ore 17,30, si terrà un incontro con Giorgio Falco e Sabrina Ragucci, autori di Condominio Oltremare (L’orma 2014): il libro, coniugando immagini e testi, dell’artista Sabrina Ragucci, alla scrittura tersa e fortemente imperniata sulla visività, di Giorgio Falco, realizza un’inchiesta romanzesca sul problema della devastazione del paesaggio storico e naturale italiano. In questo senso, l’operazione si presenta come erede di quelle di Calvino e Biamonti, raggiungendo esiti di altissima qualità letteraria. A introdurre gli autori (si ricorda che Falco, autore Einaudi e Laterza, è vincitore del Premio Alassio, del Premio Volponi e dei Premi Mondello e Supermondello) ci sarà Paolo Zublena, docente di Linguistica italiana presso l’Università di Milano-Bicocca.

fotografia e allestimento di Sabrina Ragucci

News/Presentazioni

Le “strade” della fotografia. Il progetto interdisciplinare fra fotografia, letteratura e urbanistica

Linea di Confine
per la Fotografia Contemporanea

L’Ospitale, Via Fontana 2 Rubiera, Reggio Emilia
Domenica 8 Maggio 2016
Sala bachi – 0re 10,00/13,00
Seminario
Le “strade” della fotografia
Il progetto interdisciplinare fra fotografia, letteratura e urbanistica

Conduce Stefano Munarin (urbanista, IUAV Venezia)

Giulio Iacoli (docente e critico letterario, Università di Parma)
Aggiornamenti sul ruolo generatore della via Emilia. Tensioni territoriali, vita quotidiana, racconto

Giorgio Falco (scrittore) e Sabrina Ragucci (artista e curatrice):
Una persistente febbriciattola
Antonello Frongia (storico della fotografia, Università Roma 3):
Piccola apologia del fuorimano (e qualche idea per una storia integrata della fotografia dei luoghi “marginali”)

William Guerrieri (curatore e fotografo)
Post-documentario e montaggi di rappresentazioni

Guido Guidi (fotografo)
Per strada

Marco Guerzoni (politiche abitative, Comune di Bologna)
Abitare sociale. Un’indagine fotografica per Bologna

Per informazioni:
linconfine@comune.rubiera.re.it
http://www.lineadiconfine.org
@LdConfine

Testi/Texts

La riscrittura opaca della storia

EDIZIONE DEL18.11.2015

Ogni anno si diplomano in arti visive migliaia di studenti, che determinano la proficua esistenza di nuovi master, università ormai più società per azioni che atenèi, nelle quali ogni eventuale scopo educativo è sostituito con il bilancio di fine anno. Gli studenti comprano un’istruzione impossibile da cristallizzare, se non attraverso una necessaria decisione autonoma, quella dell’autodidatta, che consenta, soprattutto, di costruire una comunità di esseri umani che sappiano leggere, essere parte di un’opera.
Come scrive Fred Ritchin, Gil Scott Henron aveva ragione: «la rivoluzione non passerà in televisione (possiamo aggiornare la parola televisione con qualsiasi dipendenza sociale più contemporanea), ma è già nelle nostre teste», nei nostri corpi. La coscienza dello spettatore più o meno consapevole, rileva il desiderio di un dibattito costante tra potere, ideologia, violenza dell’immagine. E allora la funzione culturale della fotografia può e deve avere una dimensione etica? Qualche anno fa la Settima Biennale di Architettura diretta da Massimiliano Fuksas, titolava Less aesthetics, more ethics, non una domanda, ma un’affermazione-manifesto. Ne L’uomo senza contenuto, Agamben scrive «forse nulla è più urgente – se vogliamo veramente porre il problema dell’arte nel nostro tempo — di una distruzione dell’estetica»; più di recente François Cheval sottolinea quanto lo statuto di fotografo sia per lo meno incerto (artista, autore, precario?), e a proposito degli innumerevoli, qualche volta speculativi e superficiali festival di fotografia, quanto sia sempre più «necessario che lo spazio della rappresentazione possa affermarsi non come un luogo di ammirazione, ma come la possibilità di uno spazio di dialogo, una nuova articolazione tra lo spettatore e la fotografia».
Etica e Fotografia a cura di Raffaella Perna e Ilaria Schiaffini — pubblicato per DeriveApprodi (pp. 148, euro 16) – ci invita proprio all’interdisciplinarità con Andrea Cortellessa, Antonello Frongia, Adolfo Mignemi, Lucia Miodini, Federica Muzzarelli, Raffaella Perna, Antonella Ricci, Ilaria Schiaffini, Michele Smargiassi. I contributi «si orientano sull’emergenza di questioni etiche attorno a singoli temi, del presente e del passato», come scrive Schiaffini.

Ricercatori, critici, giornalisti indagano l’uso del dispositivo fotografico negli studi antropologici, nelle questioni dell’identità dei corpi delle donne, anzi dei corpi più corpi di tutti, quelli delle donne di Auschwitz-Birkenau, immagini malgrado tutto, come le chiamava Didi-Huberman, quelle immagini che sono «uno straccio di verità: ciò che resta visivamente di Auschwitz», rubate con mezzi rudimentali, pellicole portate fuori dal campo di concentramento in un tubetto di dentifricio. La necessità etica di fotografare e poi chiudere le fotografie in una valigia per non riaprirla più, come fece l’ex modella di Man Ray, Lee Miller. Oppure l’assenza di una specifica fotografia ci costringe a costruire nella nostra mente il corpo rifiutato e rimosso di Ida Irene Dalser — prima moglie misconosciuta di Benito Mussolini, ospedalizzata in manicomio — e il suo volto di non-malata censurato, fatto sparire anche, soprattutto, dalle fotografie, perché se è vero che la fotografia è manipolabile, impercettibilmente è capace di registrare verità laddove è necessaria la menzogna. «La fotografia faceva paura. La storia con la «s» minuscola doveva sparire, scrive Muzzarelli.

Fotografare in prigionia è quasi impossibile, ma è accaduto in diverse circostanze e non solo per opera dei torturatori (Abu Ghraib). Le immagini di prigionieri e profughi, dalla Guerra di Secessione al secondo conflitto mondiale, analizzate da Mignemi, ricordano le fotografie dell’ufficiale Lido Saltamartini, catturato dagli inglesi, che testimoniò la sua condizione costruendo una macchina fotografica rudimentale «servendosi di materiale di recupero»; il tenente Vittorio Vialli riuscirà a scattare oltre 450 fotografie nei campi di prigionia nei quali è detenuto.

Insomma, imparare a distinguere la manipolazione del contenuto dell’immagine dall’uso è una lezione che risale agli anni Trenta e perdura per tutto il Novecento, fino alla più diffusa e nota fotografia di reportage degli anni Settanta, di cui si occupa Perna. La funzione culturale della fotografia ha una dimensione critica che può e deve superare «la costitutiva laconicità della fotografia»; decifrarla è un’operazione piuttosto ambigua, una lotta contro l’opacità dell’immagine, e spesso lo scopo di ristabilire una comprensione tra l’uomo e la natura, l’uomo e l’uomo, implica che si possa giustificare una fotografia come puro oggetto, laddove in realtà è sempre sottesa la questione – anche attraverso la neutralità — della sua potenza politica e sociale. Ce lo ricorda Frongia, «come ogni ortografia, la scrittura fotografica è allo stesso tempo testo e sintomo». Il libro si chiude con il saggio di Andrea Cortellessa che ricostruisce il pensiero fotografico sotteso all’opera letteraria di Giorgio Falco e si dedica anche a Condominio Oltremare (lo cito nonostante, in parte, mi riguardi). Cortellessa apre interessanti e non ancora indagati aspetti interdisciplinari. Da molti anni cura una collana fuoriformato, seleziona libri che definisce «insubordinati e che nella letteratura internazionale è invalso definire iconotesti». Così l’autore realizza in letteratura il sogno di Jasper Johns, testo e fotografia si corteggiano in uno spazio chiamato linguaggio.